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di Gabriella Coronelli





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Arte, etica ed estetica in cucina

Gordon Ramsay l'anti foie-gras

04/12/2013
“Tutte le cose dunque che volete che gli altri vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro …”


 “Arte”, in senso lato, capacità di agire e di produrre basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche e, quindi, anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati …”.

Etica”, nel linguaggio filosofico, ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi per conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane …”.

Estetica”, dottrina della conoscenza sensibile, la dottrina del bello, naturale o artistico, quindi l’esperienza del bello, della produzione e dei prodotti dell’arte. Concezione filosofica dell’arte …”. Simone Salvini chef vegano: arte etica ed estetica

La riflessione è scaturita dalla notizia diffusa che Gordon Ramsay ha deciso che nei suoi ristoranti non si servirà più foie gras. La decisione è stata presa dopo aver visto un video diffuso in rete che documenta le condizioni di vita (è vita?) e i metodi di alimentazione delle oche a cui poi è strappato il fegato ammalato di “steatosi epatica”, il foie gras, appunto.
Già pensare di nutrirsi di una roba malata, di una massa di cellule necrotiche, senza entrare nel dettaglio di come l’uomo causi volontariamente, violentemente, questa malattia all’animale, basta il solo pensiero di introdurre, attraverso l’alimentazione, queste cellule (è interessante leggerne la descrizione scientifica, pare un testo dell’orrore), dovrebbe far nascere qualche dubbio sul lato estetico di questo prodotto.
Lato estetico come inteso dai greci che attribuivano alla parola il dovere di rappresentare anche i valori intrinsechi, ecco, in questo caso, di valori intrinsechi non ce ne sono, vista l’origine: questa massa di cellule malate è il risultato di una pratica chiamata “gavage”, termine francese, per nulla affascinante, traducibile in abbuffata o alimentazione forzata. Trattasi di alimentazione forzata: un tubo metallico lungo 28cm. è infilato nell’esofago delle povere oche immobilizzate ed una pompa spinge nello stomaco di queste un miscuglio spaventoso di schifezze (ivi compresi medicamenti chimici), azione che dura dai 3 ai 20 secondi per ogni animale che, puntualmente, oltre ad essere ferito, rimane stordito e dolorante dallo choc.
GavageE noi mangiamo …
Questa pratica è vietata in quasi tutti i paesi europei esclusi Francia (maggior produttore), Belgio, Bulgheria, Spagna e Ungheria; in Italia è vietata ma è concessa l’importazione, per coerenza. A questo link, per chiunque consumi tale prodotto, è vedibile un video formativo.
L’estetica fisica del prodotto è pessima: una massa giallo-ittero di consistenza molliccio cascante che stimola diverse reazioni, non stimola certo il gusto, il desiderio di gustarla; chi ha assaggiato questa roba dopo la prima fase di cottura ha esclamato: ho scoperto che sapore deve avere il peggior cibo per cani!
Se arriva sulla tavola con un gusto riconoscibile nel canone umano, non canino, è dovuto alle aggiunte effettuate in fase di preparazione.
Se ne conclude che: l’arte sta nella capacità di confondere i gusti, l’estetica è pessima, l’etica inqualificabile.
Sono da capire Gordon Ramsay che l’ha bandita dalle sue cucine (auspichiamo definitivamente) e Coop Italia che ne ha bloccata la distribuzione.
Ciò nonostante ci sono ancora chef che utilizzano il foie gras per affascinare i golosi, incantare gli ingenui, esibendo preparazioni dove lo ostentano accoppiato a tutto l’accoppiabile convinti che faccia “chef” utilizzarlo sapientemente. Germania: Campagna Peta contro il foie-gras

Da anni, in rete, sono attivi gruppi il cui scopo è quello di informare il consumatore su ogni tipo di atrocità perpetrata nei confronti di animali destinati ad alimentare esseri umani; paradossalmente, nel periodo delle feste religiose (natale, pasqua, ecc…), questi consumi si incrementano. È molto improbabile che qualcuno possa affermare “non sapevo”; è vero, come afferma Dissapore, che le pratiche crudeli sono molte e peggiori del gavage ma ciò non giustifica, anzi sarebbe infantile, giustificare la scelta di continuare a consumare foie gras perché “tanto c’è di peggio”.
Dato che il BED (Disturbo da Alimentazione Incontrollata) ha raggiunto dimensioni epidemiche, varrebbe la pena che i professionisti, chef e ristoratori, cominciassero a fornire esempi positivi proponendo soluzioni alimentari di sofisticato buon gusto, degne di essere definite opere d’arte, dotate anche di etica ed estetica.
Brad Pitt veganoLa sofferenza altrui entra nei nostri piatti quotidianamente, coloro che ne hanno percezione e reagiscono sono spesso definiti “fondamentalisti”, è un termine che distoglie dal problema vero rappresentato da 60miliardi di animali massacrati ogni anno, dopo un’esistenza di sofferenze senza dignità, per finire nei piatti di 3,5miliardi di individui umani. Questa è l’attività più fondamentalista che si perpetua giorno dopo giorno nell’indifferenza di chi ritiene che la propria pancia regni sovrana sopra l’arte, l’etica e l’estetica …
Pensarci giova anche alla nostra salute; non è indispensabile diventare vegani, cominciamo con lo stupire accaniti consumatori di prodotti di origine animale con sorprendenti e gustose cene, comunicando solo alla fine “è stata una cena vegana”, qui comincia l’educazione al gusto …

 

 

 

04/12/2013 19:14
Alessandro
Il gavage ha una durata che va dalle 2 alle 4 settimane: durante tale periodo gli animali devono essere ingozzati 3-4 e più volte al giorno.

L’ingozzamento avviene utilizzando un tubo metallico (imbuto) lungo 28 cm circa nella gola dell’animale fino al gozzo. L’imbuto, internamente, presenta una vite che manda giù notevoli quantità di alimento in pochi secondi.

L’allevamento moderno utilizza un imbuto alimentato da un motore elettrico o ad aria compressa e che riesce a mandar giù più alimento in un minor tempo. Con questa pratica si ottengono animali obesi, che danno le migliori performance di produttività: l’oca di Tolosa a destinazione industriale arriva fino a 15 kg di peso, con fegati intorno al chilogrammo. Gli elementi che favoriscono l’ottenimento di un prodotto superiore sono la vita sedentaria e alcune condizioni forzate alle quali sono sottoposti gli animali (far bere acqua a volontà, spazi ristretti, difficoltà a camminare, ambiente buio e riscaldato).

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