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di Gabriella Coronelli





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LA RICERCA NON L’HO FATTA IO … NON È FATTA BENE

Un atteggiamento positivo può farci cogliere prospettive di miglioramento inattese

13/01/2012


È stato semplice, oserei dire facile, ieri mattina, dopo aver ricevuto la newsletter de “Il fatto alimentare” dove si segnalava il link ad un articolo di Roberto La Pira che riprendeval’argomento “Allarme olio: la Repubblica e Coldiretti …” e dopo il post di “La Valle del Siele” scritto da Giordano Masini e recapitato in un gruppo Facebook, mettermi in pista per parlare con chi questa “famigerata indagine” l’ha voluta.

In un primo momento ho pensato di mettermi in contatto con Symbola, con Domenico Sturabotti che conosco e rispetto per l’impegno professionale, poi ho deciso di intraprendere la strada più complessa: contattare Unaprol, avevo solo il nome di Michele Bungaro, responsabile ufficio stampa, in un attimo ho trovato il n.di cell. in internet, incredibile, ho chiamato e in pochi minuti ci eravamo fissati un appuntamento telefonico per il pomeriggio con Massimo Gargano.

Provate voi a contattare telefonicamente uno a caso: Luigi Caricato! Auguri.

Così, alle17,15 ero al telefono con Massimo Gargano. Un dialogo piacevole, trasparente e chiarificatore, senza le accuse e le recriminazioni che hanno caratterizzato i contenuti degli articoli citati sopra.

Tutto parte da un “panel” che, come tale è anonimo, effettuato su 10 bottiglie di olio Extra Vergine di Oliva (non d.o.p.) acquistate in un supermercato; le bottiglie sono codificate e inviate a laboratori. I tre laboratori in questione sono: Università, interno a Unaprol e Dogane.

I risultati dei 3 laboratori sono identici: per metà degli oli analizzati, i contenuti reali non corrispondono a quanto dichiarato in etichetta.

Pare chiaro che, a questo punto, le indagini continuino con la collaborazione delle forze dell’ordine, motivo per cui i nomi degli oli analizzati non sono ancora disponibili e non lo saranno fino ad indagini ultimate.

Personalmente credo che chiunque, avendone le competenze, possa dire la propria su qualsiasi argomento purché ciò sia fatto con un minimo di assertività (= rispetto per le opinioni altrui); parlare di sostenibilità, di consapevolezze, di trasparenza, non lo si può fare in termini assoluti negando anche la dignità professionale di chi espone pensieri diversi dal nostro. Non è etico. Ma è quanto sta succedendo in modo ricorrente.

LA RICERCA NON L’HO FATTA IO … NON È FATTA BENE



Quali sono gli obiettivi che Unaprol si prefigge di raggiungere?

Massimo Gargano è persona direttamente coinvolta, essendo produttore di EVO, negli obiettivi Unaprol che sono quelli di rappresentare interessi e diritti delle imprese di settore nei confronti del governo, delle istituzioni e del mercato (inteso sia come distribuzione che consumatore finale).

Tali obiettivi si perseguono attraverso azioni che possono essere di natura:

politica – nei confronti di ministeri, governi e istituzioni;

informativa – per ottenere che informazioni corrette raggiungano tutti i target;

formativa – corsi di formazione destinati a produttori, distributori e consumatori.

La denuncia,in senso virtuoso, emersa dalla ricerca oggetto di tanto rumore, rientra nelle azioni politiche: difendere il Made in Italy attraverso la trasparenza di comunicazione delle etichette e attraverso il sostegno ai produttori che agiscono con trasparenza,  non temono comunicare i termini reali della loro correttezza ai consumatori.

I danni conseguenti alla superficialità con cui si informa il consumatore, hanno ricadute gravissime non solo sul prodotto ma anche sul territorio e sul turismo. La filiera agricola italiana garantisce la sopravvivenza dei territori: cosa sarebbero i nostri luoghi senza gli ulivi?

Non possiamo pensare di giocarci la crisi con beni che sono delocalizzabili (tipo le auto,si possono produrre dovunque) ma con i beni che non si delocalizzano, non tutto è clonabile.

Che la produzione italiana non sia sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale è risaputo, deve essere risaputo, anche, chi e con che cosa integra la scarsezza nazionale. L’etichetta dovrebbe dichiarare con trasparenza l’origine anche di frazioni del prodotto.

Cavalcare l’onda dell’”Extra Vergine di Oliva Italiano” senza le basi per farlo causerà gravi danni a tutti i produttori. Il consumatore non è stupido: appare chiaro che se sullo scaffale del supermercato troverà oli EVO a 4,5€ al litro e altri a 40,00€ al litro,una differenza ci sarà; la cosa corretta è comunicare questa differenza, ciò non significa che il prodotto non sarà acquistato, sarà acquistato con consapevolezza.

LA RICERCA NON L’HO FATTA IO … NON È FATTA BENE



La grande distribuzione deve accettare che il prezzo dei prodotti alimentari abbia una componente di costo “etica”: lavoro nero e altre forme diversive consentiranno un posizionamento a prezzo basso ma a palese vuoto di qualità.

Che il modello del consumismo senza limiti sia fallimentare, lo stiamo vedendo quotidianamente, è evidente che abbiamo bisogno di applicare un modello di sviluppo che sia stazionario sul piano delle quantità ma in costante crescita sul piano della Qualità.

Significa diventare tutti più responsabili, dando più valore ai beni, scegliendo quelli che valorizzano l’ambiente, garantiscono un futuro al nostro territorio, agli artigiani che producono eccellenze, al turismo come attività di scoperta e non invasivo.

Attualmente, in Italia sono 4,5 milioni i consumatori attenti alla qualità alimentare, già questi fanno fatica ad acquistare prodotti in sintonia con le loro esigenze, significa che il lavoro da fare è molto: servire meglio questa nicchia e incrementarla.

È fattibile, spostiamo il nostro paradigma, ricordando che “tutti”, non i migliori o i peggiori, dobbiamo essere sinergici per riposizionare il Made in Italy a livello mondiale per quello che è: nella produzione di EVO di Alta Qualità è ilmeglio assoluto. Tutti possiamo fare degli errori nell’esporre pensieri nostri o altrui, ciò non significa “non essere seri”, significa aver commesso un errore, basta.

Cogliamo le opportunità di miglioramento che ci vengono poste da indagini, ricerche, o altri strumenti anche se noi le avremmo fatte diversamente.

LA RICERCA NON L’HO FATTA IO … NON È FATTA BENE

13/01/2012 20:07
Massimo
Occorre precisare quanto segue. I panel riferiti spesso sono costituiti da assaggiatori formati nelle scuola Unaprol. Se qualcuno chiedesse chi fa parte della giuria, non te lo dicono. Diventare assaggiatore non è facile. Quelli che sono riconosciuti dal COI, ad esempio devono effettuare una serie di "ring test" assaggiando oli provenienti da ogni parte del mondo. Gli assaggiatori utilizzati sono formati solo ed esclusivamente assaggiando oli DOP ed il loro assaggio è quindi chiaramente di parte e deficitario. Una volta mandai dei campioni ononimi a 3 panel e in un caso risposero che si trattava di olio spagnolo piqual e quindi l'olio era da declassare a vergine. Qui sta il problema ed il nocciolo della questione. Allora vuol dire che tutti gli oli spagnoli sono vergini o lampanti? Vuol dire che un'Italia che produce per duecento ma ne consuma per 700 non deve comprare olio dalla Spagna, UNIONE EUROPEA? E l'export poi? Perdiamo anche quello? Ok allora vendiamo al meglio le 200.000 tonnellate del nostro prodotto e poi che facciamo? Secondo Lei non avremmo a livello di Paese una perdita secca? Lascio a lei la palla. Se non si vuole comprendere vuol dire che occorre fare un corso accelerato di economia in Bocconi.

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