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di Gabriella Coronelli





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Dieta e ... Depressione

Meglio un pugno di mandorle che una fetta di torta

19/07/2013
di Agostino Grassi

Obesità, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e i grassi che introduciamo mangiando carni (soprattutto rosse), salumi, formaggi, dolciumi e prodotti da forno industriali (fast-food) hanno un legame ormai riconosciuto. Al contrario sostituendo questi grassi “nocivi” (tecnicamente si chiamano saturi) con grassi monoinsaturi (olio extravergine di oliva e mandorle per capirci), il cuore ne beneficia.
Ma c’è di più. Tutto parte dall’osservazione che nei Paesi del Nord Europa, come Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca si consuma molto latte (intero) e un sacco di pane spalmato di margarina assieme a prodotti da forno come crackers e quant’altro. Le margarine sono fatte da particolari grassi che i chimici chiamano “trans”. In questi stessi Paesi le persone che soffrono di depressione sono in numero maggiore rispetto ai Paesi del Sud Europa dove è diffuso il consumo di olio di oliva, legumi al posto della carne e verdure. Che ci sia un nesso tra il modo di mangiare e la depressione? Anche questa volta, “noi siamo quello che mangiamo” sembra confermarsi. 
Lo sostengono gli autori di una ricerca diretti da un certo Miguel Angel Martìnez-Gonzàlez: il consumo di grassi saturi e trans, che si trovano principalmente nei prodotti industriali e nei fast-food aumenta il rischio di depressione. Rispetto alle persone che non consumano di questi grassi, le probabilità di depressione aumentano del 42 %. L’effetto di questa protezione che la dieta attua nei confronti della depressione si ha anche sostituendo i grassi che mangiamo con la carne rossa, cioè i grassi saturi, con i grassi cosiddetti polinsaturi, che troviamo nel pesce, assieme ad un adeguato consumo di verdure ricche di quelle sostanze preziose che sono gli antiossidanti. 
Gli autori di questa ricerca, dopo aver esaminato la dieta e lo stile di vita di poco più di 12.000 persone per sei anni, hanno osservato che il 30 % di depressione sarebbe da attribuire ad un alto contenuto nella loro dieta di grassi “nocivi”.
La depressione colpisce 151 milioni di persone in tutto il mondo. Sorprendentemente, nonostante questi numeri, il rapporto tra la dieta e la malattia è stato studiato pochissimo. Tutti gli studi che sono riuscito a trovare sull’argomento sembrano orientare a pensare che i cambiamenti radicali che si sono verificati nei paesi occidentali nelle fonti dei grassi con la dieta hanno una responsabilità nel favorire la depressione. Questi cambiamenti consistono principalmente nella sostituzione dei grassi dell’olio di oliva, cioè i grassi monoinsaturi, con alimenti che apportano al nostro organismo grassi nocivi, come le carni, soprattutto trasformate in salumi, e i prodotti da forno industriali, che sono ricchi di grassi saturi (carni e formaggi) e di grassi trans (margarine e altri grassi che spesso nelle confezioni tra la lista degli ingredienti sono denominati grassi vegetali).
Avete idea di quante persone pranzano o cenano con un panino imbottito di mozzarella e prosciutto al posto di un piatto di pasta e fagioli e quanti la mattina invece di una tazza di latte scremato e una fetta di buon pane mangiano biscotti ricchi di grassi vegetali? 
Dicevo prima che il pesce, i legumi, le verdure e l’olio extravergine di oliva sembrano proteggerci e invece la carne, i salumi, i formaggi e i prodotti industriali ricchi di grassi che non sono olio di oliva sembrano favorire la depressione. È anche vero però che una dieta povera di grassi favorisce questa malattia. Di solito tutte le diete orientate a perdere peso hanno una drastica riduzione dei grassi e parallelamente si osserva il comparire di disturbi dell’umore.
Lo studio del dottor Martìnez-Gonzàlez però suggerisce che i grassi non hanno tutti lo stesso effetto. E tra i grassi protettivi quello che sembra essere miracoloso è l’olio extravergine di oliva. Non è il caso che mi dilunghi in spiegazioni che annoierebbero la maggior parte di voi lettori, ma è giusto che sappiate che le malattie metaboliche, come l’obesità, il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari e la depressione hanno dei tratti in comune. L’olio extravergine di oliva contiene un grasso che si chiama acido oleico. Ma non solo. L’olio di oliva è l’unico olio che si ricava da un frutto (tutti gli altri oli si ricavano da semi) ed è ricco anche di quelle sostanze conosciute come antiossidanti.
Per quanto riguarda l’acido oleico, che rappresenta il 72 percento dei grassi dell’olio di oliva, o meglio a partire dall’acido oleico nel suo metabolismo si forma una sostanza che si chiama “Oleamide”. Questa sostanza ha importanti azioni correlati ai disturbi dell’umore, come ad esempio indurre il sonno. Oltre a questo ha un ruolo nel mantenere le proprietà delle membrane delle nostre cellule e aumenta l’attività di un enzima che favorisce il legame della serotonina. La serotonina è il neurotrasmettitore centrale nella depressione: infatti un legame più duraturo tra la serotonina e la membrana delle cellule è stato associato un rischio di depressione minore.
Quante sorprese nell’olio di oliva!
Per chi ama approfondire:
Almudena Sánchez-Villegas, Lisa Verberne, Jokin De Irala, Miguel Ruíz-Canela, Estefanía Toledo, Lluis Serra-Majem, Miguel Angel Martínez-González : Dietary Fat Intake and the Risk of Depression: The SUN Project
19/07/2013 15:47
Ne sono convinto. Ultimamente ho cambiato dieta, e devo dire che il mio modo di "sentire" è cambiato radicalmente. Una certa staticità di pensiero di molte persone potrebbe essere dovuto ad atteggiamenti abitudinari a tavola... Ogni alimento ha una sua frequenza, quindi trasporta messaggi: genericamente credo sia questo. Così ogni vino porta con se dei messaggi. Sarebbe bello capire quali, nello specifico...
Si potrebbe anche teorizzare che persone che mangiano lo stesso alimento si capiscano meglio. Da cui l'empatia che generalmente si crea a tavola, mangiando. O bevendo. Appunto

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